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Bibliografia

Zu Alberto Storaris „Moby Dick“

Stellen Sie sich ein Buch vor. Stellen Sie sich vor, dieses Buch würde sich aufladen, dunkle und helle Flecken bekommen. Stellen Sie sich vor, es würden sich in ihm Bilder zeigen, etwa Schiffe, Häfen, Landschaften, Verlassenes, stellen Sie sich „Moby Dick“ als dieses Buch vor. Also Hermann Melvilles 1851 erschienenen, epochemachenden Roman. Stellen Sie sich ihn am besten in seiner englischsprachigen Version vor. Wie er fast übergeht von diesen Bildern, fast untergeht in ihnen. Stellen Sie sich vor, das Buch würde so zu sprechen, zu erzählen, zu „bildern“ beginnen, Geschichten aus Bild und Wort würden ineinanderfluten, wie Meer und Wellen und ihre Spiegelungen...

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Pier Luigi Cappucci, Realtà del virtuale

C'è chi, in particolare riferendosi alla cultura occidentale, ha definito quella presente un'epoca priva di memoria, che vivrebbe la propria «tossicomania evenemenziale» nell'euforia di un continuo presente. Al contrario: il trionfo della complessità si attua in un'epoca che possiede il culto della memoria.

Se per memoria si intende la quantità di dati, di informazioni recuperate, raccolte, organizzate, registrate, ricostruite e conservate alle quali è possibile accedere, allora probabilmente non è mai esistita un'altra epoca storica che abbia posto una cura così ossessiva non solo nei confronti del recupero e della storicizzazione del passato - dal più remoto al più recente - e nell'attualizzazione dei suoi referti ma anche nei confronti dell'archiviazione e dell'interpretazione del presente, egualmente sondato, organizzato, schedato, riprodotto, conservato, messo agli atti del futuro.[…] Nonostante che l'imponente quantità e interconnessione di questa stessa informazione ponga gravi interrogativi su quali dati considerare inutili e quindi eliminare: oggi dimenticare significa ridurre, sbagliare, emarginare... Piuttosto è una caratteristica qualitativa della memoria che pare confusa: il suo senso, il suo significato diacronico.

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L'immagine del relitto

L'immagine del relitto, della nave in balia degli eventi atmosferici, ricorre nella cultura figurativa occidentale con una certa frequenza a partire dall'età romantica, quando Delacroix, Turner e Friedrich hanno posto, in maniera diversa, al centro di alcune delle loro composizioni più celebri e impegnative questo tema. Il naufragio come metafora della lotta impari tra uomo e natura, tipico della cultura del primo Ottocento, si trasforma poi nel corso del tempo – e in seguito ad avvenimenti di grande impatto sull'immaginario collettivo, come l'affondamento di grandi transatlantici o le battaglie navali delle due guerre mondiali – in una più vasta metafora della transitorietà dell'esperienza vitale, una sorta di memento mori che trasforma il relitto in un animale abbandonato tra le acque o in prossimità delle rive.

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I relitti di Alberto Storari

I relitti di Alberto Storari appaiono ancora grondanti d'acqua ,il loro stesso ritratto è andato a fondo ed è stato ripescato con la perdita del colore e delle sue sfumature . Nella filigrana della stampa si legge a fatica l'ombra cupa della nave,il suo profilo investito dall'onda e dal pennello che cancella segni invece di riesumarli e di riportarli alla nettezza dello sguardo. Questi fantasmi di battelli lasciati affondare nella pittura, sono messaggi in bottiglia lanciati nei flutti e in cui l'acqua sia sottilmente penetrata, depliant di crociere naufragate e viaggi a ritroso dal tecnologico al pittorico,dalla messa a fuoco all'oblio, nella concupita perdizione dei sensi.

 

DEL SUBLIME IMMOBILE

I quadri di Alberto Storari sono belli. “Ecco una verità valida per ogni essere vivente e pensante”, per chiosare l’incipit del Mondo come Volontà e Rappresentazione dello Schopenhauer. Giudizio che contiene in sé un pericolo pressante, ‘chè per la vulgata critica corrente l’attribuzione di bellezza equivale al vuoto truismo dell’insipienza. Dire che i quadri di Alberto Storari sono belli significa molto. Essi rasentano il grandioso, il sublime stavo per dire. Quindi: belli son belli, ma non sublimi. Ora, prima di procurare un attacco di tachicardia agli eventuali lettori (in special modo allo Storari), verrà qui di seguito introdotta la tesi da argomentare.

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