C'è chi, in particolare riferendosi alla cultura occidentale, ha definito quella presente un'epoca priva di memoria, che vivrebbe la propria «tossicomania evenemenziale» nell'euforia di un continuo presente. Al contrario: il trionfo della complessità si attua in un'epoca che possiede il culto della memoria.

Se per memoria si intende la quantità di dati, di informazioni recuperate, raccolte, organizzate, registrate, ricostruite e conservate alle quali è possibile accedere, allora probabilmente non è mai esistita un'altra epoca storica che abbia posto una cura così ossessiva non solo nei confronti del recupero e della storicizzazione del passato - dal più remoto al più recente - e nell'attualizzazione dei suoi referti ma anche nei confronti dell'archiviazione e dell'interpretazione del presente, egualmente sondato, organizzato, schedato, riprodotto, conservato, messo agli atti del futuro.[…] Nonostante che l'imponente quantità e interconnessione di questa stessa informazione ponga gravi interrogativi su quali dati considerare inutili e quindi eliminare: oggi dimenticare significa ridurre, sbagliare, emarginare... Piuttosto è una caratteristica qualitativa della memoria che pare confusa: il suo senso, il suo significato diacronico.

 

 

Per impiegare un'espressione di discendenza matematica, si è incapaci di derivare quella memoria, intesa quantitativamente come collezione di informazioni, rispetto allo spazio ed al tempo.

La galleria Civico 32 ha il piacere di presentare Mal di mare, una personale di Alberto Storari. Frutto dell’ultima produzione dell’artista veronese di origine e bolognese di adozione, la mostra offre la sintesi di una meditata ricerca artistica i cui tratti ricorrenti sono rappresentati dall’interesse per il tema della memoria restituita attraverso un ricercato uso di immagini fotografiche dal sapore antico trasferite su stoffe damascate. Il titolo della mostra suggerisce una volontà di recuperare la dimensione del ricordo attraverso un sentimento viscerale lontano da ogni intellettualismo ridondante. Un tema quello della memoria, affrontato nel piccolo come nel grande formato, a cui l’artista attende mediante un coerente processo di sottrazione formale e di attenta selezione nella scelta dei soggetti. Che sia fotografia, fotocopia o emulsione, l’immagine istantanea, ripetuta, frantumata e ricomposta va letta come diario, come appunti di un viaggio personalissimo. Il pretesto del relitto, un soggetto piuttosto ricorrente nell’opera di Storari, è inteso come residuo di un lungo percorso composto di situazioni tra loro incoerenti ma testimoni del fluire del tempo inteso come corrosione, disfacimento, rovina. Infine, usando le parole dello stesso Storari: “il damascato rappresenta un intreccio di pensieri, la ricchezza della decorazione contrasta con la decadenza del residuo”.

Pier Luigi Cappucci, Realtà del virtuale, editrice CLUEB, 1993, Bologna. Pagg. 17-18.